RiccardoMerendi
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Inviato: Ven Nov 03, 2006 9:36 pm Oggetto: Incunabolo |
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Vidi cose che mai nessuno avrebbe dovuto vedere e udii parole che mai nessuno avrebbe dovuto udire.
Da quel giorno, per anni, vissi nel terrore. Ma ora che sono vecchio e stanco e non ho più paura, perché nulla teme chi ha perduto finanche la speranza di salvare la propria anima, mi tormenta il rimorso per non avere avuto coraggio.
Forse, se avessi osato...
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Il cavallo avanzava al passo, affondando gli zoccoli nella neve fangosa del sentiero. Stava calando la sera sul bosco che ricopriva il ripido pendio del monte. Il manto fulvo della poderosa bestia da battaglia fumigava, il fiato condensava in densi pennacchi appena uscito dalle narici. Sulla sua groppa, incastrato nell'arcione, portava un armato. Le mani giunte sul pomo della sella, la visiera dell'elmo abbassata, il cavaliere indossava un'armatura nera, ammaccata e lorda di melma e sangue. Anche la gualdrappa del cavallo era lacera e inzaccherata.
«Venite fratelli, venite» urlò il monaco lasciando cadere il fascio di cardi appena recisi e correndo verso il portone del monastero. Nell'attraversare il chiostro a precipizio, quasi travolse il priore diretto alla chiesa per la recita del vespro.
«L'abisso dell'inferno non si spalancherà sotto di noi se mancheremo una preghiera» commentò il priore sforzandosi di nascondere l'agitazione. Doveva trattarsi di qualcosa di importante: nemmeno il più penitente dei pellegrini sfidava gelo, orsi e lupi per avventurarsi fin lassù in quella stagione.
Tutti i fratelli erano assiepati appena fuori del massiccio portone del convento quando l'ospite inatteso arrivò. Era ormai buio. L'armatura si intravedeva a stento sullo sfondo livido del cielo invernale. Nessuno osava fiatare, attendendo che fosse il cavaliere a farsi avanti. Ma anche lui taceva. Poi, lentamente, il cavallo piegò le zampe anteriori fino a inginocchiarsi, vacillò un attimo e si rovesciò sul fianco. L'elmo si sganciò dalla corazza e ruzzolò lontano.
Facendosi il segno della croce i frati si strinsero l'un l'altro: tra le piastre articolate che proteggevano le spalle, dietro al bordo superiore del pettorale, spiccava un buco più nero delle tenebre eterne.
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